16
Maggio
2018

ATTENZIONE!!!

NEWS 16/05/2018

Meteo.

Sono previsti piovaschi e/o temporali sparsi durante la gara ma non dovrebbero ostacolare la manifestazione e solo in caso di condizioni di "allerta meteo" ci potrebbero essere modifiche del percorso. Il bollettino ufficiale che condizionerà la valutazione degli organi di Sicurezza verrà emesso venerdì alle 14:00.

Le temperature in quota, specie durante le ore notturne, saranno decisamente basse in relazione al periodo dell'anno e e saranno vicine a 0 gradi. Queste temperature, unite a vento e umidità possono aumentare il freddo percepito. Durante la giornata invece le temperature dovrebbero oscillare tra i 10 e i 20 gradi.

MATERIALE OBBLIGATORIO  PER VILLAGGI E PORTE DI PIETRA

Viste le previsioni meteo, si comunica che, oltre a quanto già elencato nel regolamento di gara,  sarà OBBLIGATORIO avere  un secondo strato caldo costituito da una maglia a maniche lunghe (no cotone) di minimo 180g.

La giacca impermeabile adatta a sopportare le condizioni di brutto tempo in montagna, deve avere le seguenti caratteristiche: deve avere obbligatoriamente un cappuccio integrato, le cuciture devono essere stagne, non deve avere parti con tessuto permeabile; sono accettate le parti per fare entrare aria (sotto le ascelle, sulla schiena), solo se non impediscono in modo evidente l'impermeabilità.

Senza questi due idonei capi di abbigliamento non vi verrà data l'autorizzazione a partire.

Si raccomanda inoltre di verificare la funzionalità e la disponibilità di tutto il materiale richiesto dal regolamento di gara.

Verranno fatti i controlli di tutto il materiale obbligatorio prima della partenza della gara, durante la spunta dei pettorali

Materiale consigliato

Pantaloni lunghi o collant e calzettoni che coprano tutta la gamba

Cappellino, bandana o Buff®

Cappello

Guanti caldi ed impermeabili

La parte centrale del tracciato dei “Villaggi di Pietra” attraversa una delle valli più selvagge e

incontaminate dell'Appennino piemontese: la Valle dei Campassi, una gola profonda 700 m ai piedi del versante settentrionale del Monte Antola. Qui il tempo si è fermato al primo

dopoguerra, ma la memoria dell’uomo è rimasta impressa nei segni che esso ha lasciato nel paesaggio: campi (“le fasce”), boschi da frutto (castagneti), case, mulattiere, muretti a secco, ponti, fontane, cimiteri, cappelle, mulini. Questi elementi del paesaggio costituivano “lo spazio vitale di un villaggio ed erano quasi sempre connessi a esperienze umane fatte di fatiche e privazioni. E’ giusto scordarsene? No. Non fosse altro che per la loro toccante bellezza e per l’ammirevole scienza creativa. Nessuna di queste opere ha mai richiesto l’intervento di un architetto o ha causato danni all’ambiente. Furono il frutto di un linguaggio e di tecniche codificate nei secoli, mai trascritte in un manuale, ma tramandate di bocca in bocca, di gesto in gesto. Farle rivivere sarebbe un sogno, ricordarle è un atto dovuto1, 2. Da qui la scelta di questo nuovo percorso di gara.

Dalla sella Est dell’Antola, seguendo il segnavia CAI 245, si prosegue verso la Sella Banchiera (1.274 m s.l.m.), punto panoramico sull’Alta Val Borbera e importante crocevia della Valle dei Campassi, dalla quale si giunge, dopo una lunga discesa, all’abitato di Campassi, attraversando un bellissimo bosco di faggio. Questo tratto del percorso segue l’antica mulattiera che in passato era utilizzata dai valligiani per salire alle pendici del Monte Antola per effettuare le fienagioni 3.

Da Campassi, frazione nota per l’Abbazia di San Giacomo contenente antichi affreschi risalenti al 1700 3, 4, si scende repentinamente tra piante di nocciolo e faggio verso il fondovalle, dove scorre il Rio Campassi. Uno sguardo veloce consente di osservare lungo il percorso i resti di antichi muretti a secco, ora ricoperti di muschio e molto suggestivi. Lungo questo rio, dalle acque particolarmente limpide e dalla vegetazione spondale molto rigogliosa, si trovano ancora due mulini abbandonati: il Mulino dei Gatti e il Mulino Gelato, che una volta funzionavano a pieno regime sfruttando le abbondanti acque che scendevano dal Monte Antola. Le acque e i versanti umidi di questa zona sono abitati da numerosi esemplari di salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata), specie di interesse comunitario 1, 3, 4.

Dopo aver attraversato il Rio Campassi, si prosegue il percorso in salita seguendo il segnavia CAI 242 verso i Villaggi di Pietra e attraversando un bosco di rovere, cerro e carpino nero. La prima delle tre borgate abbandonate che si incontra lungo lo stretto sentiero è Reneuzzi (Renèusi), posta sotto il Monte Antola a una quota di 1.075 m e immersa nel fitto bosco; all’ingresso del paese si trovano il minuscolo cimitero, quello che secondo la rivista Airone è probabilmente “il più piccolo d’Italia” e la chiesetta di San Bernardo, dal bel campanile a vela. Il percorso scorre tra le antiche case di questa frazione, un tempo abitata da numerose famiglie e poi definitivamente abbandonata nel 1961; la caratteristica principale di questa borgata è la sagoma arrotondata di alcune abitazioni che facilitava il passaggio delle slitte e dei muli carichi di fieno.

A breve distanza si trova il piccolo nucleo di Ferrazza: questa borgata, posta in posizione più soleggiata su un piccolo pianoro e non del tutto stretta dall’assedio della vegetazione, è stata in parte recuperata nel 1977 da un gruppo di amanti della valle. Sembra non ci sia nulla eppure c'è tutto: l'acqua, una piccola teleferica, l'aia con i tavoloni, una madia che ospita una famiglia di ghiri e alcune case in buono stato. Una abitazione veniva ancora saltuariamente utilizzata fino a qualche

anno fa 5.

Lungo la salita che porta all’ultima borgata è ancora possibile osservare i resti degli antichi terrazzamenti creati dall’uomo, le cosiddette fasce, dove un tempo si seminavano grano, meliga e patate ed ora completamente riconquistati dal bosco. “Le case in pietra di Casoni sono “aggrappate” al ripido pendio e totalmente invase dalla vegetazione; i tetti sfondati e le profonde crepe sui muri fanno percepire lo stato di abbandono di questa piccola borgata, tuttavia si possono ancora ammirare le sapienti tecniche costruttive di muri e archi in pietra edificati secoli fa” 3. Infine, proseguendo verso Vegni è possibile osservare enormi esemplari di castagno.


Il tratto nella Valle dei Campassi si chiude a Vegni, insediamento formato da due nuclei che godono di una favorevole esposizione al sole e della minore acclività della montagna, tuttora abitato da una famiglia di allevatori. Da qui il percorso di gara prosegue sull'alta via dei Monti Liguri dove ci si ricollega al percorso delle Porte di Pietra, in corrispondenza del Passo delle Tre Croci, e non lo si abbandona fino all’arrivo a Cantalupo Ligure.

Se abitare in Appennino quindi è stato possibile, come testimoniano i Villaggi di Pietra, cosa bisogna fare perché la nostra montagna e i suoi borghi ri-vivano? “Per esempio, serve che ci si viva in un costante confronto con il passato. Non da villeggianti o residenti sulla carta, ma da abitanti” 6, 7.

Maggiori dettagli sono reperibili ai seguenti link da cui sono state tratte le informazioni sopra riportate:

1) https://sentieridautore.it/2015/11/22/il-sentiero-dei-ricordi-nella-valle-dei-campassi/

2) https://www.youtube.com/watch?v=oFTtFlUuXkI

3) http://www.provincia.alessandria.gov.it/sentieri/index.php?whattodo=sentieri&file=singola&id=96

4) http://www.appennino4p.it/campassi

5) T. Carano (2010), “Ferrazza un luogo del cuore”, Guida n. 3 “PIEMONTE PARCHI - Appennino piemontese”, Regione Piemonte, pag. 91, visitabile al seguente link: http://www.piemonteparchi.it/cms/images/pubblicazioni/PP_guida2010.pdf

6) https://www.facebook.com/massimo.angelini.5492/posts/1464326143694293

7) http://www.dislivelli.eu/blog/appennino-tosco-emiliano-il-lato-selvatico-del-tempo.html

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